10 Luglio 2011
Central LineSkyp è una parola inglese. Skyp è una parola che se non hai vissuto in Inghilterra non puoi conoscere. Mentre portavo fuori le macerie nei secchi di plastica da gettare nello skyp pensavo che quella sarebbe stata la prima parola che mi avrebbe distinto dagli altri al mio ritorno. Perché un ritorno doveva esserci. Non so se a qualcuno di voi sia mai capitato di lavorare con una squadra di muratori pakistani a servizio di uno con un turbante che somiglia ad uno sceicco e che abita in King Street a Londra, nel quartiere di Laytonstone. Penso decisamente di no. Quindi questa è una storia che non può essere già stata scritta. Mi chiamo D. e si legge "di punto". Questo nome me l'ha dato una ragazza mora alla quale mi è vietato avvicinarmi. La vita a volte ti mette di fronte delle persone che sono come pietre già incastonate nell'anello di qualcun altro. E quell'anello era al dito della mano chiusa a pugno che un giorno mi ha colpito la faccia. Decimo comandamento: non desiderare la donna d'altri. Il catechismo può risultare utile di tanto in tanto, ma come al solito siamo lì: si conoscono le regole e si fa di tutto per infrangerle. Ma torniamo a noi, o meglio a me, alla mia squadra di pakistani, al mio quartiere di Londra, e ad un'estate di più di dieci anni fa, quando D. si ritrovò solo, sperduto e senza un soldo nella più grande e caotica capitale dell'Europa occidentale. Ancora oggi, se ripenso a quella storia, stento a crederci, ma ci sono due cose che mi fanno ricordare come tutto sia accaduto per davvero: il testo di "black" scritto a penna su un fazzoletto e datato 10 Luglio 1999, e la foto dell'Evening Standard che mi ritrae davanti la casa di Lord Paul Ward, deputato tories al Westminster. Entrambi i reperti, fazzoletto e foto di giornale, sono chiusi nel cassetto dei ricordi insieme a mille altre foto, frasi, ritagli, fiammiferi, candele, e quant altro possa servire a ricordare gli episodi di trenta anni di vita. Oggi è il 10 Luglio 2011. Sono passati esattamente 12 anni da allora. E' giunto il tempo di riaprire quel cassetto. Vai alla home di questo BLOG Segnala un abuso nel post | Amo, a tempo determinato.1. degli sguardi, dei momenti, a volte...
2. spesso non ha nemmeno un nome.. 3. mi e' capitato di pensare che fosse una strega, giuro di averlo pensato, ed ho avuto paura... 4. ... e quando ho capito di aver sbagliato era gia' tardi, perche' le streghe non esistono, per questo e' cosi' difficile incontrarle... 5. La Locanda Almayer è soltanto male in polvere.1. ..ed io sono cenere.
2. certe volte, di notte.. 3. non trovare le parole... 4. ...ma soprattutto la forza di dirle, le parole. 5. ..ormai. Dicono di mesei misterioso.. tagliati i capelli (fatto).. sei uno stronzo.. fatti la barba.. sei affascinante.. sei zen.. sei bohemien.. sei un filosofo.. sei dandy.. sei grunge.. sei un bastardo.. vorrei essere come te..
Ho detto di mealla ricerca di un'identità, perso tra i ruoli interpretati in venticinque anni, sicuro di non saper mettere radici, affascinato dalle parole, e sicuramente smarrito in un luogo che non può essere il mio: se ho avuto delle certezze, ora non le ho più. Se avevo un futuro delineato, non lo voglio più...
Dico di me..non ho ancora trovato quella identità che cercavo, anche se a volte mi sembra di vederla riflessa negli specchi, e descritta in qualche piccolo particolare. Nemmeno ho capito quale sarà la prossima destinazione, e per questo continuo a lasciare sassolini bianchi lungo la strada, dietro i miei passi. Ogni tanto penso a me, solo ogni tanto, magari di notte. Il resto del tempo lo passo ad osservare, a scrivere, e a cambiare i colori. Le persone, il vento, gli alberi, i palazzi, gli angoli, le ombre, le nuvole, le strade, la pioggia, il tempo, i fiumi, la musica, il mare.. Un giorno forse mi stancherò, e vorrò avere anche io come tutti gli altri quella regolarità che sembra rendere felici. Per il momento continuo a prendere appunti e a fare disegni, così quel giorno metterò da parte la penna, i fogli e i colori, allestirò la mia mostra, e senza fare una valigia, inizierò a raccogliere i sassolini bianchi lasciati lungo il percorso per venire a trovarvi. sepolto a Spoon RiverCerte volte credevo di essere un fantasma, certe altre lo ero. Nel villaggio mi chiamavano forestiero, eppure avevo un nome, ma nessuno capiva bene il perchè. Scrivevo pensieri su fogli blu che poi strappavo in nove parti. Li avete mai letti..? Una notte, disteso vicino al fiume, ho sognato le rime per la mia lapide. Al risveglio quelle stesse parole erano incise sul ricordo di uno straniero. Nel villaggio continuavano a chiamarmi forestiero. Nessuno vuole ricordare il nome di un suicida. :)onde infrante sul mio faropunti di non ritornoIL PICCOLO PRINCIPE PRIVACYQuesto come ogni altro blog è tutelato dalla legge 675 del 1996 (tutela della privacy), dall'estensione della suddetta avutasi con il Decreto Legislativo N°196 del 30/06/2003 e dalle norme costituzionalmente garantite al Nome, alla persona ed all'immagine ed all'onore.
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7 commenti
Un anno fa,
Ho riaperto anch'io, oggi.
*
Mi fa sentire limitata, mi fa sentire una fallita.